Borghi italiani, il futuro riparte da qui

Panorami mozzafiato, natura incontaminata, prodotti a Km0, tradizioni e cultura: queste sono solo alcune delle ragioni per cui il futuro riparte dai borghi italiani. E perché oggi sono la vera alternativa alle periferie urbane  


“Il rilancio dei borghi italiani parte dalla necessità di vivere nella natura e di conciliare sempre più famiglia e tempo libero con l’attività lavorativa di sempre”. 

 

Parola dell’architetto ed urbanista Stefano Boeri, che nell’ultimo anno ha fatto da apripista ad un nuovo filone di studi ed attività che oggi puntano a rigenerare, ripopolare e dare nuova linfa ai borghi d’Italia.  

 

Borghi italiani: il futuro è qui

 

Un patrimonio architettonico, culturale e sociale che ha un peso specifico non di poco conto.

 

Basta pensare, infatti, che nel Belpaese i centri abitati con meno di 5000 abitanti sono 5498 e rappresentano il 70% dei comuni, stando ai dati resi noti da Coldiretti e riportati anche sul Sole 24 Ore. 

 

Nei piccoli borghi abita il 16% degli italiani, cioè 9,8 milioni di abitanti. Inoltre, sempre secondo il report di Coldiretti, i piccoli Comuni rappresentano il 54% del suolo nazionale e in alcune regioni riescono a coprire anche fino al  70% del loro territorio. 

 

In questa foto uno scorcio di Spao Borgo San Pietro, tra i borghi medievali in Umbria più suggestivi

 

Insomma, un patrimonio dal valore inestimabile, che già nell’aprile 2020 aveva spinto l’archistar Stefano Boeri a dichiarare: “Via dalle città, nei vecchi borghi c’è il nostro futuro”.

 

E che più di recente, all’indomani dello scoppio dell’emergenza sanitaria ancora in corso, lo ha portato a ribadire che la “costellazione di borghi nelle aree interne può rappresentare, adesso, una grande opportunità”. Soprattutto se si considerano la diffusione della banda larga e l’aumento della percentuale dei lavoratori in smartworking.

 

Borghi d’Italia, per Boeri sono l’alternativa alle periferie urbane

 

“In una situazione in cui uno ha 4 o 5 giorni, di cui 2 o 3 lavorativi, da passare in un luogo che non è necessariamente una periferia urbana – ha dichiarato Boeri -, cambiano le prospettive di radicamento e sviluppo democratico di questo paese”, dice Boeri.

 

I borghi d’Italia, dunque, diventano una valida alternativa alle periferie urbane, per ripensare i cicli di vita post-Covid.  

 

In questa foto la piazza centrale di Spao Borgo San Pietro, borgo medievale in Umbria

 

Di certo, nell’estate che si è appena conclusa sono stati la scelta di moltissimi italiani che sono riusciti ad andare in vacanza dopo il periodo di confinamento a casa: secondo Coldiretti, due italiani su tre hanno scelto un borgo italiano per trascorrere le proprie ferie; in totale, il 66% dei vacanzieri. 

 

“Dopo il periodo di lockdown – spiega Coldiretti -, molti italiani hanno riscoperto le seconde case in campagna o hanno avuto l’occasione di apprezzare in gite e vacanze la vita nei borghi e nei centri minori”.

 

Perché vivere nei borghi italiani?

 

“Il risultato – aggiunge la Coldiretti – è un diffuso desiderio di trasferirsi in campagna che si esplicita con la ricerca di casali, rustici, fattorie nei centri minori a prezzi molto più bassi delle abitazioni nelle grandi città, che possono anche assicurare una migliore qualità della vita a contatto con la natura, alla riscoperta delle tradizioni e della buona e sana alimentazione”.

 

Panorami belli da mozzare il fiato, natura incontaminata, prodotti della terra a Km Zero, cultura, tradizioni: questo è ciò che un borgo italiano può offrire. Un’esperienza di vita nel solco della qualità, lontana da ogni forma di stress cittadino. 

 

In questa foto dei prodotti tipici del territorio umbro, tra cui pane, vino e pomodoro, che rappresentano un tratto distintivo dei borghi italiani

 

Oggi più che mai, dunque, si impone la necessità di ripopolare i borghi italiani, di rigenerare pezzi del territorio nazionale, portando a nuova vita paesi e villaggi attualmente in stato di abbandono e, perché no, di degrado.  

 

Spao Borgo San Pietro, il borgo in Umbria salvato dal degrado

 

Spao Borgo San Pietro, in Umbria, è l’esempio perfetto dell’attività di recupero e rinascita di un borgo italiano, sottratto da un imprenditore all’incedere del tempo e dell’abbandono. 

 

Costruito nell’XI secolo come luogo di culto dei monaci Guglielmiti, è rimasto una fortezza della fede per quasi settecento anni. Successivamente è stato trasformato in un paese munito di ogni servizio essenziale, che ha accolto i suoi abitanti fino agli anni Cinquanta del Novecento

 

Se oggi Spao Borgo San Pietro si conferma una struttura ricettiva d’eccellenza è solo grazie all’opera dell’imprenditore romano Stefano Magini, che ha acquistato il borgo quando era ancora abbandonato e ha cominciato un’opera di restauro e ripristino dei luoghi durata ben 5 anni.

 

 

I fabbricati sono stati tutti smontati, pietra per pietra, consolidati e ricostruiti con i materiali originali; nel rigoroso rispetto delle tecniche ricostruttive. 

 

Opere, queste, che hanno trasformato il borgo medievale a pochi chilometri da Allerona, in una location immersa nel cuore verde d’Italia, dove il lusso è nella semplicità.

 

Borgo San Pietro tra i borghi italiani da visitare

 

Dalla piazza dell’antico paese alla chiesa sconsacrata, da quelle che furono le scuole alle case del prete e della perpetua, fino agli edifici che ospitavano servizi come il forno, oggi tutto rivive a Borgo San Pietro.

 

E tutto è a disposizione degli ospiti che decidono di trascorrere lì le loro vacanze esperienziali, oppure scelgono la struttura come location per il proprio matrimonio o evento. 

 

Senza contare, poi, gli ampissimi spazi verdi e i giardini che circondano il borgo, oltre al parco naturale della Selva di Meana che è possibile attraversare a piedi, in bici o a cavallo, con escursioni organizzate ad hoc. 

 

Borghi in Festival: il bando del Mibact a sostegno dei piccoli centri

 

A riprova dell’importanza strategica dei borghi per l’Italia e gli italiani e della necessità di rendere vivibili questi villaggi spesso abbandonati, c’è anche l’ultima misura del Ministero per i Beni e le Attività culturali.

 

Si chiama Borghi in Festival – Comunità, cultura, impresa per la rigenerazione dei territori ed è un avviso pubblico per il finanziamento di attività culturali quali festival, che si pone come obiettivo proprio quello di “favorire il benessere e migliorare la qualità della vita dei borghi italiani attraverso la promozione della cultura”. 

 

Una manovra, da 750 mila euro, che punta alla “rigenerazione dei territori come spazi di sperimentazione, in cui attivare modelli di economia innovativi, equilibrati, sostenibili, strettamente connessi con le comunità locali”.


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Se vuoi visitare il Borgo, ecco dove ci troviamo.

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